Mobili rustici, promesse e un forno sacrificato sull'altare dell'incompetenza

 

Questa storia la volevo raccontare, ma volevo aspettare che finisse.

Diciamo che ho deciso io quando finiva.

Tutto inizia a metà gennaio: il mio Tomo trova la pubblicità di un tizio che fa mobili rustici. Ci serve un tavolo e sei sedie. Trattative, accordo sul prezzo, data di consegna. Chiedo di vedere i mobili nel dettaglio e Ana mi manda dei video. Sono parecchio rustici, ma siamo in campagna, ci stanno. Arrivano per fine settimana, come promesso. Li piallo, li smusso, li coloro di mogano. Risultato: esattamente quello che volevo.

Primo punto per Ana.




Il 6 febbraio la ricontatto: fate anche altri mobili? Sì, tutto quello che vuole! Cerco immagini, mando le misure, mobile TV, mobile bagno, ante per la cucina in muratura, sportelli sopra, isola . Il 12 febbraio arriva il preventivo. Concordiamo. Chiedo i tempi.

Il 2 marzo.

Perfetto. Il 12 marzo arriva mia nipote Alessandra e ho tutto il tempo di carteggiare, smussare, colorare.

Che ingenua.

Il 24 febbraio chiedo come vanno i lavori.
— Va tutto avanti come previsto. Appena è pronto qualcosa ti mando un video!
Appena è pronto qualcosa. Manca una settimana alla consegna e lei mi parla di qualcosa.

Ricontatto.
— Oh, chiedo scusa, te li posso consegnare il 7 di mattina, può essere?

No, non potrebbe. Ma se i mobili non sono pronti, cosa mi consegna? Accetto.

Arriva il 6 e nessuno mi avvisa di niente. Chiedo io.
— Ah, non ti ho avvisato... posso venire venerdì. No aspetta, solo lunedì!
— Scusa, hai qualcosa di pronto?
— Sì, ma così devo fare due viaggi.
— Dovevi fare comunque due viaggi. Me l'hai detto tu la volta scorsa.
— Ah sì... Ok, venerdì il mobile TV e quello del bagno e l'isola. Il resto lunedì.

Il mio nervosismo cresce a ritmo costante e prevedibile, come il canone IPCA.

Lunedì. Martedì. Mercoledì — piove.
Chissene frega, penso. Ma non lo dico.

Giovedì mattina arrivano.

Montano gli sportelli. Guardo. Qualcosa non quadra. Due dei sei sportelli hanno le misure sbagliate, e non di qualche millimetro: mancano dieci centimetri. Su una misura di sessanta. Dieci.

— Li rifacciamo.
— Mi sembra il minimo.

Passano ai mobiletti. Fanno i buchi, mettono i tasselli, avvitano con la sicurezza di chi sa quello che fa. Prima di andarsene ci dicono, con tono quasi casuale, che ci andrebbero delle staffe, ma sono solo per precauzione.

Decidiamo di fidarci.

Eravamo in due ad essere ingenui, almeno.

Se ne vanno alle tre del pomeriggio. Alessandra arriva alle sette. Non ho carteggiato, non ho smussato, non ho colorato niente. C'è polvere di legno e di cemento ovunque. Io e Tomo dividiamo i compiti come in un film di guerra: io le polveri, lui l'aspirapolvere, poi lui il pavimento mentre io faccio la doccia.

Siamo quasi pronti. Mando Tomo a rimettere le sedie a posto, almeno arriva che c'è una parvenza di ordine, e mentre sono ancora in giro per casa sento uno strano scricchiolio.

— Tomo, qua c'è qualcosa che non va.

Fa un altro rumore.
Piccolo. Sbagliato.
Io mi fermo.
Lo guardo.
E lo so.

Così mi guardo intorno cercando qualcosa con cui puntellare il mobile e...

Casca tutto.

Sotto i mobiletti c'era il mio forno nuovo. Era nuovo. Adesso non lo è più.

Mi viene da piangere! Non tanto per l'oggetto in sé, ma per quello che rappresenta: il sacrificio, l'attesa, la voglia di avere finalmente qualcosa di bello e di mio. Però non c'è tempo. Se non ci sbrighiamo Alessandra dovrà aspettarci all'aeroporto. Prendiamo il mobile incastrato tra i muri e lo posiamo a terra.

Mando una foto ai falegnami.

— Te l'avevamo detto che dovevi mettere una staffa! Il muro è di blocchi, il tassello non ha fatto presa.

Per quanto io sia contraria alla violenza, in quel momento sono grata che fosse solo un messaggio.

Chiamiamo nostro figlio per aiutarci. Arriva, guarda, e dice: — Ma avete visto i tasselli?

Ci avviciniamo. Le viti non erano dentro i tasselli.

Erano fuori.
E quello che è entrato, era troppo piccolo! 

Io non sono falegname, non sono carpentiera, non sono muratore, ma giuro che non sarei riuscita a combinare un danno simile neanche provarci apposta.

Morale della favola: oggi, 2 aprile, mi hanno portato i nuovi sportelli.

Indovinate?

Non sono uguali agli altri, la cornice non è di 9 centimetri ma 10,  e i pomelli? Nessuna assimetria per loro...

Li ho tenuti lo stesso. A un certo punto il desiderio di chiudere questa storia supera qualsiasi capriccio estetico. La simmetria è sopravvalutata. La pace mentale no.


Per completezza;







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