Quando l'intelligenza artificiale ha più paura di te che del Darkweb



Vi racconto

Ho chiesto a un'intelligenza artificiale come funziona un macchinario. Un macchinario prescritto da un medico, arrivato a casa mia senza istruzioni. Niente libretto, niente foglietto, niente neanche un disegnino con le frecce. Solo il macchinario, lì, che mi guardava.

Ho pensato: chiedo all'IA, risolvo in due minuti.

Risposta: argomento a rischio. Cambiamo discorso. Sottotesto; Attenzione. Questa conversazione potrebbe alterare il destino dell’umanità

Ho riletto due volte, convinta di aver capito male. No, avevo capito benissimo. L'ho fatto presente, con la voce interiore di chi conta fino a dieci prima di parlare, che non stavo chiedendo come eseguire un intervento chirurgico sul tavolo della cucina. Stavo chiedendo come funziona una macchina.

A quel punto qualcosa si è sbloccato. La risposta è arrivata. E poi è sparita. Cancellata. Come se l'IA avesse avuto un ripensamento dell'ultimo secondo e si fosse detta: no, troppo pericoloso, meglio non rischiare.

È andata più o meno così:

Io: «Scusa, vorrei un informazione; c'è questo macchinario consigliato dal medico che è arrivato senza istruzioni, puoi spiegarmi come funziona? Grazie»
Lei: «Eh… argomento rischioso. Ti dispiace se passiamo ad un altro argomento?»
Io: «Ma... guarda che non sto chiedendo una terapia. Solo le sue funzionalità!»
Lei: «Ops, scusa, hai ragione… adesso ti dico!»
(Spiega. Pausa. Rimorso. Cancella.)
Io: «Ma di nuovo?? Hai cancellato la risposta!!»
Lei: «Scusa, scusa… ora davvero ti spiego! Scusa di nuovo!»
(Spiega. Ci ripensa. Cancella ancora...

 Sipario. 😂

Mi sono arresa e ho cambiato intelligenza artificiale. La risposta è arrivata in due secondi, tono sereno, nessun dramma esistenziale, nessun pentimento postumo.

E io sono rimasta lì a pensare: ma cosa credeva che stessi chiedendo? Come si accede al Darkweb?

Che poi ho scoperto che per quello basta scaricare un browser. Pochi minuti, nessun dramma. E che su Google, nel frattempo, la terapia a infrarossi è spiegata nei minimi dettagli. Liberamente. Senza rimorsi.

È un po’ come se il bibliotecario ti dicesse che non  puoi prendere un libro… mentre dietro di lui lo scaffale è aperto a tutti.

E tu lì, davanti al banco, a chiederti se per caso hai appena tentato di accedere a documenti top secret invece di capire come si accende una lampada.


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